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Ho guardato i comignoli delle case nuove, ripensato a come era piГ bella la vita quando sulla terra c’era anche la zia Lolly, seguito il volo delle rondini che tornano sempre, cercato con gli occhi il pratone di Renacci in mezzo ad alberi ed arbusti, immaginato quel gazebo in pietra con la rosa dei venti dove il babbo da ragazzo scrisse che “l’amore ГЁ come lo champagne, perchГY frizza in ogni cuore”, salutato con la mente il mio primo amore, seguito il sole scendere piano piano e poi scomparire come sempre dalla parte di Cavriglia, respirato il profumo di sambuco che a Firenze non si sente piГ , ascoltato il suono delle campane della Basilica che chiamavano al mese mariano e ripensato a quando ero bambina e la zia Gina mi ci portava tutte le sere, salvo poi, una volta uscite, tirare un rutto all’aria e dedicarlo, come poco cristianamente ma molto umanamente diceva, “a chi mi vole male”.
Appollaiata sulla fioriera del terrazzo con la schiena verso il vuoto cosmico, ho passato infanzia, pubertГP, preadolescenza, adolescenza e prima etГP giovanile a far paura al babbo simulando di andare di sotto, di buttarmi di tergo, di precipitare, mentre a lui dal panico si paralizzavano le gambe. Ho passato ore a salutarmi con gli amici da finestra a finestra, a lanciare nell’etere berci liberatori quando la tensione di un esame all’universitГP mi tormentava, a contemplare le montagne rosa con la mamma, a spiare la vita di paese con mio fratello e a imbastire scherzi imbecilli insieme a lui. Come quel 25 aprile di non so che anno, quando prendemmo le grandi casse dello stereo, le spingemmo in terrazza, le puntammo sulla piazza sottostante e a volume dodici facemmo partire l’inno di Mameli. La mamma ci dava mano a sistemare l’accrocchio acustico. Il babbo era fuori con il cane Nello, udГ\ la musica, ne intuГ\ la provenienza, tornГ¶ subito a casa e ci trattГ¶ come pellai.
I miei conquistarono il sesto piano: una straordinaria piccionaia da cui si dominava a trecentosessanta gradi tutto il contorno, dalla catena montuosa del Pratomagno al Poggio della Ciulla, dai bagliori di Firenze a quelli di Arezzo. Un belvedere da cui avere la maleducata eppur appagante sensazione di pisciare addosso al mondo.
Il “cimbellone” uguale: quando lo tirarono su, negli anni Sessanta, c’era chi avrebbe pagato per buttarlo giГ . E c’era chi pagГ¶ fior di quattrini per aggiudicarsi un appartamento panoramico.
La casa dove sono nata e cresciuta ГЁ come quelle persone che suscitano solo sentimenti forti ed estremi: o le adori o le detesti, senza vie di mezzo.
Eppure San Giovanni all’apparenza sembra uno di quei cappottini cuciti bene addosso: non fanno una piega, una grinza morta. Torna a pennello, perchГY ci trovi facile il parcheggio, ci fanno il mercato tutti i sabati mattina, ci cucinano lo stufato dalla ricetta segreta, ci organizzano le rassegne culturali, c’ГЁ movimento musicale, c’ГЁ una bella libreria caffГЁ, c’ГЁ l’oratorio e la casa del popolo, lo stadio e il palazzetto. Io ci sono stata bene, finchГY ci sono stata. PerГ¶ ho sempre saputo che me ne sarei andata. E forse era per questo che ci stavo bene. PerchГY a me l’idea di uscire di casa e incrociare tutti i giorni sempre la stessa gente mi leva il respiro; e l’idea di non essere trasparente ma anche troppo in vista mi leva la voglia di scendere le scale e buttarmi sulla strada. Eppure a San Giovanni le strade sono tutte belle, le piazze tutte rimesse a posto, i giardini pubblici sono tutti verdi e il fiume ГЁ azzurro come il cielo quando la nebbia finalmente si dirada.
PerГ¶ hai presente un vestito stretto? Una maglina rientrata per via di una lavatrice programmata male? Un paio di mutande con l’elastico troppo in tirare? Un paio di calzini soffocanti?
D’altronde a Figline son cisposi, a Montevarchi son bottini. San Giovanni ‘un vole inganni: siamo i migliori.
Ho sempre detto che l’ГЁ il piГ bello tra tutti quelli del fondovalle, il piГ prezioso a livello artistico, il piГ elegante, quello col centro storico piГ curato, i negozi piГ raffinati e la gente piГ simpatica e creativa.
Che poi io in realtГP contro il mio paese non c’ho mica nulla. Anzi.
La risposta che ha da me ГЁ sempre la stessa.
Lo dice ogni volta che ce lo porto; lo dice ogni volta che entra in piazza Cavour e si trova davanti l’effettivamente perfetta opera architettonica di Arnolfo di Cambio; lo dice ogni volta che vede un fondo adatto a farci il ristorantino che sogna da una vita; lo dice ogni volta che c’ГЁ una cena pronta, generosa e stuzzicante ad aspettarlo al sesto piano del palazzo piГ alto dell’aggregato urbano.
“DГ\ la veritГP: ma come si starebbe io e te a vivere in questo paesino!”
Pubblicato il 23 maggio 2010 da antonella landi
prendo appunti − Casa mia casa mia/ per piccina che tu sia
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